Genova, 51° Salone Nautico Internazionale, anno 2011


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Image credit: © Jill Mathis

L’incontro con Jill Mathis risale al 2008.

In occasione dei 40 anni della nostra azienda avevamo deciso di dare un taglio inusuale ad una nuova monografia, perché fosse qualcosa di diverso dalla solita brochure.

Quindi è nata l’idea di affidare il lavoro a questa prestigiosa fotografa americana, il cui occhio d’artista ha saputo cogliere aspetti insospettati di una produzione industriale di non facile interpretazione, dando vita ad immagini di grande impatto.

Il risultato ottenuto ha portato al desiderio di testimoniare ulteriormente il lavoro dell’azienda, ma questa volta al di fuori di un’ottica funzionale, slegato da finalità di mercato, e motivato esclusivamente dal riconoscimento del valore di una prospettiva artistica sul quotidiano.

Si trattava veramente di committenza privata per fini privati, erede di una grande tradizione nel mercato dell’arte, che sembra essersi rarefatta, ma che mantiene i significati profondi che la motivavano nel passato.

Questo secondo incarico consisteva in un servizio fotografico legato alla nascita dei prodotti, al processo industriale di trasformazione dalla materia prima al prodotto finito.

I risultati li potete vedere qui.

L’intenzione di questo progetto non era semplicemente autocelebrativa, ma piuttosto un’occasione per scoprire un’immagine insolita della ns. produzione, attraverso una sensibilità artistica capace di cogliere valore e significato là dove valore e significato non sono così facilmente percepibili a occhio “nudo”.

Se l’artista è colui che è dotato di visione, ovvero della capacità di cogliere in profondità l’essenza delle cose, questo è testimoniato dalle immagini di Jill Mathis, che non si limita a documentare le fasi della lavorazione, i prodotti, i ritmi di un processo che è spesso visto come alienante, meccanico, ma riesce ad esaltarne l’aspetto umano, costruttivo, poetico.

Allo stesso tempo innalza a livello di arte dei prodotti che sono poco più di dettagli, parti strutturali fondamentali ma normalmente nascoste, incospicue, indistinguibili.

Un mondo talmente nascosto che solo l’occhio dell’artista riesce a coglierne l’importanza e la bellezza, rendendolo visibile e memorabile.

Alla fine questo progetto è divenuto comunque, non parzialmente grazie al fatto che ci troviamo qui, una celebrazione: non tanto dell’azienda in particolare, quanto del contributo dei singoli e del lavoro nel suo insieme, e dell’importante sinergia tra due campi fondamentali dell’attività e dell’esperienza umana, arte e industria, che troppo spesso vengono tenuti separati.