Ivan Quaroni per “Lodola & Mathis”, 2014

Immaginare il futuro

a cura di Ivan Quaroni

“Ogni grande opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro, per l’eternità.”
Daniel Barenboim

“Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente.”
Rita Levi Montalcini

L’arte, con la scienza (e la tecnologia), rappresenta da sempre l’ambito di ricerca più avanzato del pensiero umano, quello attraverso cui l’uomo è riuscito a immaginare realtà nuove. Come osservava Kandinskij, la sua qualità è di oltrepassare i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla e di indicare il contenuto del futuro. L’arte è, quindi, la scienza imperfetta dell’immaginazione, che consente di formulare ipotesi, talora perfino profezie, sul mondo che verrà. Essa ha in comune con la scienza la capacità di prefigurare la realtà. poiché tutto cio che esiste, ogni cosa, ogni forma prodotta dall’uomo sono state necessariamente prima immaginate. Così come molte delle cose immaginate, sono spesso divenute solide realtà.
Tuttavia, diversamente dalla Tecnica, cui pure è imparentata, l’arte non rappresenta un ambito strettamente utilitaristico, giacché, raramente, le sue creazioni si tramutano in applicazioni, strumenti o oggetti di uso comune. Forse, proprio per questa ragione, la presenza di aziende che investono nell’arte rappresenta ancora oggi una singolarità nel panorama della produzione industriale. Se infatti, appare naturale, ad esempio, il connubbio tra arte e moda che, con brand come Prada, Trussardi, Louis Vuitton e Max Mara, ha caratterizzato la promozione di mostre di artisti internazionali nell’ultimo decennio, più complesso, ma anche più coraggioso, risulta l’impegno di un’azienda come la Guidi Srl, leader nella produzione per l’impiantistica nautica che da qualche anno ha avviato una fruttuosa collaborazione con artisti del calibro di Michelangelo Pistoletto, Chris Gilmour, Marco Lodola e Jill Mathis.

L’idea è venuta a Bruno Guidi, imprenditore e fondatore dell’azienda omonima, che ha intuito il grande stimolo che I’arte contemporanea può apportare al mondo dell’industria nautica, un campo in cui la Guidi srl, con i suoi annuali progetti espositivi, sta ormai giocando un ruolo fondamentale nella ridefinizione del mecenatisrno. Per Bruno Guidi il fitto scambio di stimoli e suggestioni tra arte e produzione industriale può contribuire a creare una visione nuova e integrata del mondo. Una visione che, per inciso, porta benefici anche all’economia e che, d’altra parte, come affermava Eleanor Roosvelt, “appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”.

Nuovo mecenatismo: immaginare il futuro è, dunque, il titolo del nuovo progetto promosso da Guidi Srl per il Galata Museo di Genova, che vede protagoniste opere inedite di Jill Mathis e Marco Lodola.
Mentre l’anno scorso il progetto espositivo di Palazzo Ducale, affrontava il tema della riscoperta delle radici dell’azienda (con la riproduzione dello storico yacht prodotto dai Cantieri Navali Camufio, interamente realizzata in cartone da Chris Gilmour) e della valorizzazione del capitale umano della Guidi Srl (con le contrastate fotografie delle mani di operai e degli artigiani all’opera, scattate da Jill Mathis), quest’anno la sfida riguarda la capacità di disegnare l’dentikit del futuro, a partire, però, dalla realtà presente. D’altronde, come affermava il filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz, “il presente è gravido dell’avvenire”.

surfin-birdAlla produzione corrente della Guidi Srl sono dedicate le immagini delI’americana Jill Mathis, già alla terza collaborazione con l’azienda di Grignasco, dopo le mostre Industria (2011) e Gilmour & Mathis (2013). L’artista, formatasi sul bianco e nero della fotografia del New Deal e della New York School, ha sviluppato un approccio personale, basato su contrasti Iuministici di gusto squisitamente pittorico, che le ha permesso di dare corpo e anima ai suoi stiII life industriali.
Nello sguardo di Jill Mathis, i tubi di raccordo, i bocchettoni, i filtri, i manicotti, le pompe, le valvole, gli scarichi, gli ombrinali, gli ingrassatori e i distributori, ma anche le prese a mare, i tappi, i dadi e i collettori, diventano presenze immobili e statuarie, scolpite da una luce tersa e cristallina, che rimanda al nitore della pittura di quel primo Novecento italiano, in bilico tra Realismo Magico e Nuova oggettività. Sono immagini che richiamano tanto l’estetica avanguardista dello scorso secolo, contaminata dalle atmosfere silenti della Metafisica, quanto l’immaginario della poesia futurista di Farfa (pseudonimo di Vittorio Osvaldo Tommasini), che proprio ai tubi d’ogni forma, uso e dimensione, dedicò gli imperituri versi di Tuberie (*).

Quello di Jill Mathis è un lavoro che parte da una lettura fedele della realtà, da una registrazione esatta delle forme e delle masse, ma che riesce comunque, attraverso il taglio particolare delle inquadrature e il sapiente uso delle luci, a valorizzare il carattere espressivo degli oggetti. Sembra quasi che l’artista americana sappia estrapolare da quelle forme I’imprinting “umano” e la passione di chi le ha progettate, che sappia, magicamente, far affiorare, tramite una raffinata sublimazione luministica, il gradiente emotivo che suscita la destinazione d’uso di quelle strumentazioni.
A Marco Lodola, è, invece, affidato il compito di creare un’opera che sappia proiettare, oltre i limiti del presente, la vocazione dinamica dell’azienda guidata da Bruno Guidi. E, così, l’artista ha immaginato un motoscafo del futuro, un vettore di luce che pare sfrecciare sui flutti come una potente scia elettrica. Quella partorita dalla piretica fantasia di Lodola, artista italiano tra i più accattivanti, che della luce ha fatto il suo principale strumento espressivo, e una chimera neofuturista e postmoderna, una lampeggiante visione di vertiginosa libertà.
Per fabbricare il suo abbagliante scafo, I’artista si è ispirato alla musica e allo sport, ascoltando canzoni come Surfin’ Bird dei Trashmen e I’m Shipping up to Boston dei Dropkick Murphys, e ripensando ai repentini guizzi atletici del calciatore Paul Pogba: tutti elementi, se vogliamo prosaici, ma che hanno concorso alla costruzione di unimmagine fluida e dinamica del futuro in cui la tecnologia incrocia finalmente la bellezza e l’eleganza. La sua opera, intitolata appunto Surfin’ bird – uno dei brani contenuti nella colonna sonora del film Full Metal Jacket- non è un semplice Iight box, una scatola riempita di led, ma una scultura attraversata da iridescenti ghirigori e vibranti arabeschi, una specie di utopia elettrica, che concilia le visioni avveniristiche di Nicola Tesla e Filippo Tommaso Marinetti con le atmosfere vagamente retrò delle feste processionali e dei Luna Park di provincia. Alchimista elettrico e costruttore di motori di luce, Lodola è I’homo faber che incarna l’anima antica e moderna del genio italiano, costantemente in bilico fra tradizione e innovazione.
Partendo da punti di vista differenti e utilizzando linguaggi antitetici, Jill Mathis e Marco Lodola hanno dimostrato ancora una volta che, sotto I’egida di un mecenatismo illuminato, arte e industria non solo possono, ma devono collaborare alla costruzione di un modello produttivo olistico, capace di integrare le spinte del rinnovamento tecnologico con l’inventiva e la creatività dell’arte. Anche perché, come sosteneva Bruno Munari, uno che di cultura del progetto se ne intendeva, “l’arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove nella forma, nel contenuto, nella materia, nella tecnica, nei mezzi”.

(*) “tubi d’ogni specie e d’ogni tipo, tubi d’ogni spessore e dimensione, tubi ritti e a gomito acuto, tubi in sempiterna operazione” in Tuberie & sette ricette di cucina futurista, all’insegna del Pesce d’Oro, Milano, 1964 (contiene Tuberie, già comparsa nei Miliardari, e sette micro-testi in prosa, comparsi anche nel volume La cucina futurista, a cura di F.T.Marinetti e FilIia, Sonzogno, Milano 1932).