Il 2 febbraio si celebra la giornata mondiale delle zone umide.

Anche noi della Guidi abitiamo in una zona umida. Non perché viviamo nella valle più verde d’Italia, la Valsesia, o perché piove sempre. Il nostro territorio è ricco di laghi e corsi d’acqua, ma anche di risaie.

La giornata mondiale delle zone umide è stata istituita per sensibilizzare e ricordare l’urgenza di difendere queste zone e il loro ruolo importante. Ruolo non solo importante ma fondamentale per le specie migratorie e per le attività economiche che queste zone sostengono: pesca, turismo, agricoltura.

La giornata è stata istituita nel 1997 ma il trattato intergovernativo sulla conservazione e la gestione di questi ecosistemi è stato sancito il 2 febbraio 1971 in Iran. La Convenzione di Ramsar è nata da un gruppo di paesi, istituzioni scientifiche e organizzazioni internazionali.

Le zone umide di importanza internazionale italiane ricomprendono le paludi e gli acquitrini, le torbe oppure i bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra, o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri e sono tutelate ai sensi della convenzione di Ramsar, sostenendo i principi dello sviluppo sostenibile e della conservazione delle biodiversità. [Zone umide italiane della lista di Ramsar]

Anche se non inserite nella lista della Convenzione di Ramsar, le zone umide presenti sul territorio della Regione Piemonte sono state censite e suddivise in due gruppi: aree naturali e seminaturali, aree artificiali.

Per capirci, quando facciamo due passi o ci prendiamo del tempo per guardarci intorno, nelle zone umide naturali e seminaturali abbiamo: sorgenti, risorgive e fontanili, acque correnti, zone perifluviali (lanche, golene, …), laghi, stagni e paludi, torbiere, acquitrini e pozze, boschi umidi. Nelle zone umide artificiali abbiamo: acque correnti artificiali, risaie, invasi artificiali, laghi di cava.

Questi ecosistemi sono molto a rischio. Negli ultimi 50 anni, in Europa sono scomparsi circa i 2/3 delle zone umide. Quelle che restano sono in pericolo per i cambiamenti climatici e l’inquinamento.

Ci si abitua a vivere in un luogo. Spesso, come assuefatti, perdiamo la consuetudine di comprendere e mantenere la bellezza e l’importanza di un territorio, il suo valore e la fragilità.

I nostri sforzi per salvaguardare il patrimonio naturale sono indispensabili. Basta pensare che le zone umide urbane hanno un ruolo vitale nel rendere le città sicure, resilienti e sostenibili (come sancito dall’obiettivo 11 dell’agenda 2030 dell’ONU).

La giornata mondiale delle zone umide quest’anno è dedicata al rapporto con l’agricoltura.

In passato questo rapporto non è sempre stato facile poiché le zone umide erano viste come ostacolo all’uso agricolo del territorio. Queste due realtà possono invece convivere, integrarsi, creare un sistema virtuoso. L’obiettivo è uno sviluppo migliore per l’agricoltura unito all’idoneo utilizzo e beneficio di queste aree ricche di biodiversità.

Prendiamoci questa giornata per riflettere e magari per uscire ad osservare il nostro territorio, le anatre, gli aironi, la moltitudine di specie che decidono di passare l’inverno qui con noi, i cambiamenti, la bellezza…