La chiesa sconsacrata di Santa Maria delle Grazie è il piccolo tesoro dei grignaschesi.
Un luogo magico, ricco di storia, vita passata e bellezza.


Inserita nel nucleo medioevale del paese, la chiesa di S. Maria delle Grazie fu, sin dalla fine del Quattrocento, di patronato della famiglia Durio, ma venne utilizzata per secoli dalla comunità come chiesa parrocchiale ed è nota come la gésa vègia.

Fu, per secoli, il fulcro della vita civile di Grignasco: la piazzetta antistante, infatti, era il luogo deputato per le assemblee pubbliche del Consiglio e dei capi famiglia (Sindacati).

La bella abside semicircolare, a ciottoli a spina ed archetti pensili, denuncia l’antica origine dell’edificio che può farsi risalire alla fine dell’XI secolo.

Fu successivamente ristrutturata nel corso del XV e del XVI secolo ed ampliata a metà Seicento con l’aggiunta del corpo di fabbrica a sinistra della facciata: intervento, quest’ultimo, in cui è documentata la presenza, almeno per gli arredi lignei, dell’aronese Bartolomeo Tiberino.

A seguito della consacrazione della nuova parrocchiale di Vittone (1783), fu progressivamente abbandonata e, alla fine del Settecento, fu divisa in due parti: una di proprietà comunale e l’altra della famiglia Durio che, nel 1989, la donò al Comune.

Conserva al suo interno due importanti cicli di affreschi. Quello quattrocentesco, databile intorno al 1489, è attribuito alla bottega di Tommaso Cagnola: di esso ci rimane, pressoché integra, la decorazione dell’abside con gli apostoli, il Cristo pantocrate con i simboli degli evangelisti mentre altre immagini ben conservate affiorano lungo le pareti, sotto lo strato decorativo successivo.

Relativamente più completo è il ciclo cinquecentesco del pittore novarese Angelo De Canta, datato 1543: al di là della suggestione e della rilevanza artistica delle immagini, il ciclo è molto importante come documento dell’opera dell’artista di cui poco si è conservato in area novarese.

La decorazione interessa tutte le pareti della navata antica rimaste, essendo stata demolita la parete sinistra con l’ampliamento seicentesco, ed è caratterizzata dalla ripartizione delle superfici con un’architettura dipinta di archi, nicchie e finestre che movimentano la monotonia delle pareti piane e delimitano le scene e le figure: tra esse, la bellissima Crocifissione sull’arco trionfale e, nell’ordine, lungo la parete destra la Pietà tra S. Antonio Abate e S. Graziano, S. Martino e il Povero, sotto le figure di S. Eusebio e S. Lucia, l’Adorazione dei Magi, vicino al campanile i Santi Francesco, Bernardino, Rocco e Sebastiano e, sulla parete opposta, il Battesimo di Cristo.

Tratto da:
Grignasco Guida Turistica
Pro Loco Grignasco 1993
Interlinea Edizioni